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LETTERE A MIA SORELLA

Questo documento fu scritto da Jone Carrara Colombo,moglie del droghiere di Castel San Pietro Terme  Ferdinando Colombo (detto Nando);lo scrisse per testimoniare a sua sorella Egle che viveva in svizzera, il tristissimo periodo della parte finale della guerra fino alla liberazione,parliamo quindi di fatti accaduti dal 1943/45,dopo l'8 settembre. I tedeschi erano appostati a Castel San Pietro Terme (ma con la resistenza alle porte) spesso con ordini precisi e mal coordinati;alla fine cercavano la fuga verso il Brennero da organizzare con i mezzi possibili e con la grande incognita di dovere attraversare il Pò grande fiume senza ormai più nessun ponte agibile. Non ci sono capitoli ma un susseguirsi di fatti raccontati e rielaborati da appunti presi in maniera frettolosa,giorno per giorno e spesso ora per ora.

Mia cara Egle,ti voglio raccontare come abbiamo vissuto i tristi giorni del passaggio del fronte,qui a Castel San Pietro Terme,durante l'ultima guerra.E mi servirò,allo scopo,oltre che della mia memoria,anche di quanto il mio povero Nando aveva annotato nella sua agenda,giorno per giorno. Ti faccio subito notare,mia cara,quanto sia stata utile,in quel periodo,conoscere la lingua tedesca;utile per noi,per il nostro paese e per tutta la popolazione.Non ti so dire quanto quanto sia stato proficuo poterci intendere coi tedeschi,credo fermamente che tanti tristi episodi non sarebbero avvenuti se le persone di paesi diversi si fossero parlate con la stessa lingua. Al soldato tedesco di nome Bernard,studente dentista,ad esmpio,se non avessi potuto parlargli e farmi comprendere,non avrei potuto fargli capire che Dio è uno solo,quello del Cielo,nel quale tutti crediamo.Lui credeva che il supremo signore del mondo fosse Hitler essendo cresciuto nella Hitlerjugend.Ma sentiraiancora  parlare di questo Bernard,più avanti.  22 Marzo 1944:disastroso bombardamento  di Bologna;10 bombe all'Ospedale Maggiore e utto il giorno allarmi,anche qui,fino alle 23.E noi giù in cantina,come sempre;abbiamo vissuto per 7 mesi in cantina assieme a molti sfollati di Castello e anche amici di Bologna.Noterai che mancheranno molte date,giorni e mesi,ma a Nando era spesso impossibile curare certi particolari,poichè a volte succedevano cose terribili. Il Comando tedesco ci aveva obbligati a tener aperto il negozio malgrado non ci fosse più merce,ma solo quella concessa dalla tessera,un pò di bicarbonato e .....pastiglie Valda.Npn sembra vero,dopo tanti anni,eppure era la triste realtà. Io ero sempre richiesta in Municipio per fare da interprete con il comando tedesco che era diventato padrone assoluto del nostro paese Castel San Pietro Terme dopo l'8 settembre. Mia cara Egle,non so proprio come abbia fatto a resistere.Dovevo andare sempre da un posto all'altro,e con le sole mie gambe così ammalate di varici.Solo il Signore ha voluto così per il bene di tutto il paese;leggi,e il perchè lo capirai anche tu.I fascisti che comandavano il paese erano scappati,così,a reggere il nostro comune,venne nominato un Comissario Prefettizio nella persona del Dottor Giovanni Pazzaglia. Questi era tanto gentile co me che ogni volta che dovevo attraversare la piazza per  arrivare in municipio mi faceva accompagnare da una guardia municipale,il signor Giordani,perchè era molto pericoloso, In ogni momento cadevano granate sulla piazza e sul municipio.Gli alleati cercavano di colpire in continuazione perchè lì c'era il comando della S.S. Gendarmeria con il centralino telefonico solo per loro.Quando c'erano gli allarmi era tutto un correre nelle cantine,con scene veramente tristi e tanta tanta paura.Puoi bene immaginare la tensione e lo spavento che si provava. anche oggi,7 aprile,tanti allarmi.Colpita e bombardata Bologna,Gaiana vicino a Castel San Pietro Terme;bombe anche alle scuole,bombe bombe e disastri ovunque.  Il pensiero ricorrente di chi fra noi si sarebbbe salvato e come,ci tormentava sempre, e si pensava a tutti i nostri cari parenti  di Ostiglia,Poggiorusco,Serravalle Po, Sustinente,Mantova,Milano,Rimini,Cattolica......Grazie a Dio,ci siamo salvati tutti; mio cognato,tenente degli alpini,era in Sicilia; il figlio,pure ufficiale alpino,a  Bolzano.Solo dopo la guerra abbiamo avuto loro notizie e appreso che la casa di Milano era distrutta dalle bombe. Di nostro nipote Gigi Colombo che era in aviazione non sapevamo più nulla,poi un giorno arrivò la brutta notizia che il suo aereo era precipitato in mare vicino a Malta,colpito dalla contraerea,e l'equipaggio risultava disperso. Figurati lo strazio dei suoi genitori,e anche di noi tutti!   Solo a guerra ultimata i suoi vennero a sapere che si trovava in America,prigioniero; stava bene e lavorava presso una chiesa come giardiniere.E' stato un gran giorno di gioia quando ricevemmo quella notizia,dopo tanti mesi di disperazione. I nostri del mantovano e tutta la popolazione hanno avuto paura solo nei giorni della grande ritirata dei nazisti,perchè prima di passare sull'altra sponda del Po i tedeschi travolgevano tutto,uomini e cosa.Il nostro caro Po è stato un giustiziere,impedendo loro di passare facilmente,ed infatti li ha travolti in gran parte.Non volrvano andare,i tedeschi,volevano ritardare con ogni mezzo la propria disperata ritirata verso il Brennero,non pensando però che anche il nostro Po è  italiano ed anti nazi-fascista,e li ha travolti in massa con tutto quello che avevano rubato nelle varie zone d'Italia. Dico "il nostro Po" pechè siamo nate a Ostiglia e lo abbiamo sempre amato vero Egle? pensare che i primi passi ilo li ho imparati su quel bel ponte di chiatte che conduceva a Revere,dando la mano al caro nonno,valoroso garibaldino con tre medaglie al valor militare,Carlo Ghisi. Ricordi?  Quando la posta funzionava ancora con la Svizzera, ti scrissi che ne io che la nostra sorella Elsa avremo parlato in tedesco perchè il nipote di Mario ci aveva detto che i comandi tedeschi prendevano come interpreti le persone che parlavano la loro lingua. Anche oggi giornata terribile: continui allarmi,colpita Bologna,colpita la nostra stazione ferroviaria,colpita la Cogne a Imola,come anche il Castello e la famosa Ceramica d'Imola. Noi qui a Castello,pensavamo: quando toccherà a noi. Che Dio ci salvi! Venne un brutto giorno dopo l' 8 settembre,con tante rappresaglie,perchè i tedeschi vedevano " partigiani"ovunque, e ne avevano una paura tremenda (finalmente anche loro cominciavano ad aver paura). Successe una cosa terribile, disumana. A Poggio Grande, ottobre 1943: arriva un comando di linea del fronte germanico e così incominciano disgrazie e dolori senza fine. Era domenica un gruppo di giovani stavano convesando fra loro,quando videro arrivare dei soldati tedeschi con le armi puntate, s'impaurirono e scapparono. Purtroppo uno rimase ferito ma riuscì egualmente a fuggire;uno lo presere i soldati e lo portarono via maltrattandolo per la strada (così mi ha raccontato la sig.ra Wilma che vide tutto dalla finestra). I soldati perlustrarono tutta la zona per trovare quello che era rimasto ferito,ma inutilmente. Intanto il secondo era sempre nelle loro mani.  Il giorno dopo rastrellarono altri giovani e a questi fecero scavare delle altre fosse,portarono lì il prigioniero e lo fucilarono,così,a sangue freddo.Due giorni dopo,fu trovato l'altro,purtroppo senza vita;si era nascosto in un fosso,ricoperto di tronchi d'albero.Povero caro ragazzo,è morto là,solo dissanguato. Le  S.S. li definirono partigiani.Dovevano morire.Ma erano ragazzi tranquilli che lavoravano la loro campagna,ignari di tutto.Macchè partigiani! Erano Dino Avoni e Liverani(detto Livio)di Poggio Grande. Immagina un pò lo strazio delle loro famiglie,il dolore di tutto il paese,il loro e il nostro,così vicini.Era cominciato veramente il terrore. Le due famiglie chiesero al Comando di poterli sepellire al cimitero con un funerale religioso,ma non ebbero il permesso.Allora alcuni giovani vennero da me pregandomi di acoompagnarli al Comando per cercare di ottenere il permesso:erano amici dei due poveri ragazzi ed erano il barbiere (Falim) Ramenghi ed i suoi amici castellani e bolognesi. Questa volta la causa era così straziante che non potei trattenermi e comincia a parlare tedesco per trattare con le S.S. Erano in molti e c'erano anche il dott.Pazzaglia,due suoi impiegati e la guardia Giordani.Davanti l'ufficio un piantone ci chiese cosa volessimo.Risposi che desideravo parlare con il Comandante. Ci ricevette subito.Entrammo tutti coi visi disfatti dal dolore ma minacciosi.Entrai io per prima: il capo della Militar Gendarmerie era seduto alla scrivania,guardò un attimo pensieroso,vedendo tutti quegli uomini,il Commissario e a me unica donna,poi spalancò gli occhi e io subito feci un passo avanti e salutai, in tedesco. Scattò in piedi come una molla,fece un grande inchino e mi porse una sedia.Regnava un silenzio di morte. Prima di entrare avevo pregato in cuor mio il Signore di aiutarmi e così fu. Spiegai subito il motivo per  cui eravamo lì e chiesi a nome delle famiglie e di tutta la popolazione di poter fare i funerali religiosi e la sepoltura nel cimitero.Rispose  "Nein". Non era possibile! Ad un tratto incominciò come avessimo imparato la loro lingua,e quando sentì che avevo studiato a Berna mi fece tante domande sulla Svizzera. Io però tornai al triste argomento,insistendo:Allora ,signor Comandante? E con tanto coraggio gli spiegai che quei poveri giovani erano bravi e innocenti, e aggiunsi: " Sig.Comandante,gli ufficiali così alti e così importanti come lei non dovrebbero permettere cose così atroci" .E continua sullo stesso tono.Sicommosse e stette a lungo iin silenzio,la testa tra le mani,i gomiti appoggiati alla scrivania.Poi rispose:Ja,Fra Colombo,lei è molto brava e coraggiosa;dica a questi signori che concedo il permesso,per domani,dalle ore 14 alle 16. Ma tutto deve svolgersi in silenzio.Ora scrivo." E ci consegnò l'autorizzazione. Lo ringrazia e, facendomi coraggio,con voce ferma (mentre le gambe mi tremavano) gli ricordai di pensare alle mie parole. Sai cosa gli avevo detto? Se quei due poveri ragazzi fossero stati i suoi, come avrebbero giudicato i mandanti e gli esecutori di un così orrendo delitto? Pensasse a quei genitori colpiti da un simile dolore. E continuai: Signor Comandante,la guerra al fronte è una cosa,ma davanti a casa,in quel modo e a tradimento, è assassinio!. Rimasi muto,forse anche meravigliato che una donna gli dicesse tutto questo. Si alzò e ci salutò militarmente. Uscimmo grondanti sudore tanto l'atmosfera era tesa. Se avessi sentito il mio cuore,Egle! Fu un momento terribile! Dopo pochi giorni anche questo Comando fu trasferito.  I Comandi e le truppe si ritiravano perchè incalzati dagli alleati e dai partigiani.L'aviazione li bombardava e c'era sempre il famoso "Pippo"un areoplano che girava e ogni tanto così a casaccio,sganciava una bomba.Era un incubo. Oggi hanno colpito ancora la ferrovia,non abbiamo più un attimo di tregua;ogni giorno,giorno e notte,bombardamenti e allarmi che si susseguono a non finire. Sembra di no farcela più tanta è l'esasperazione. Oggi è stato colpito il casamento dei Due Portoni e il mulino Frascari vicino al ponte. A mezzogiorno,colpita ancora la ferrovia,e alla frazione Magione sulla via Emilia e stata distrutta la casa del forno ed è morto il fornaio Bedeschi. Tutta la notte apparecchi e sgancio di bombe e spezzoni incendiari. Al mattino presto,forte bombardamento verso Ferrara. Eravamo senza luce e l'allarme veniva dato con le campane della torre.Figurati che brividi!. Siamo poi rimasti molti giorni senza Comando;in municipio c'era solo un piccolo reparto di telefonisti al centralino. Tanti e tanti brutti episodi erano accaduti con i soldati di passaggio a Castello;tante donne maltrattate......... In paese,alla trattoria "Tigrai un soldato ha preso la giovane Luciana  e si è chiuso con lei nella toilette.Ma la raggazza,molto robusta,si è difesa molto bene per fortuna. Nel frattempo la mamma ,avvertita e corsa da me disperata. Ho mandato subito il nostro vicino sarto,Gigino,a chiamare un telefonista .Quando questi arrivò,questione di attimi,gli narrai l'accaduto. Lui riprese la macchina e con la mamma partì come un razzo per il Tigrai,facendo così in tempo a salvare la Luciana. Questo telefonista era un polacco,obbigato a stare sotto i tedeschi che odiava;per questo ci ha sempre aiutati. Veniva nel nostro negozio ed era diventato quasi un amico,perchè era contro i Nazi e i fascisti. Ricordo che aveva sempre fame,poveretto,ed io e anche gli sfollati spesso gli procuravamo un pò di cibo e lui ci ricambiava con l'aiutarci.   Venne il triste goirno in cui cominciavano le retate di uomini e ragazzi nella strada.Li caricavano sul camion per trasportarli verso il Po e fare sbarramenti e posti di difesa,mentre gli Alleati continuavano ad avanzare. Stamane,continuo sorvolo di molti areoplani senza allarme.Colpita la casa del sig.Violi,a pochi metri dalla nostra; due feriti uno dei quali grave;il Sig.Violi rimasto fra le macerie;la signora Maria Marabini,sepolta anche lei in cantina,è stata poi salvata. Pomeriggio. Allarme continuo e tanta paura.Bombe pesanti sul ponte della via Emilia; rottura di tanti vetri in paese e schegge di bombe sino alla Posta e al negozio del Sig.Villa.E' questa notte cosa sarà?  Prendono ancora dei giovani per le strada  e li mandano all'ospedale dove un loro medico li visita per consegna loro una carta con cui presentarsi al Comando in municipio. Un giovane venne da me e mi disse:  Signora,per favore,mi legga in fretta questa carta! . C'era scritto: "Abile per il fronte". E ad altri: Abile per il Po e per la strada della Futa". In un attimo la voce si sparse in tutto il paese, e i giovani,invece di presentarsi al Comando,scomparivano andando a nascondersi in luighi impensati. Tanti andavano tra i partigiani. Dall'ospedale al municipio non c'era nessun controllo ed era facile evadere. Tutti pensavano che quel medico lo sapesse e fosse in cuor suo contento di sabotare gli ordini del Comando. Come gli italiani non erano tutti fascisti anche i tedeschi non erano affatto tutti nazisti. Per l'intera notte e per tutta la giornata,passaggio di formazione che bombardavano Bologna e oltre. Qui grande paura,perchè si sono sentiti dei boati terribili che facevano piangere di disperazione.Al mattino si è saputo che avevano minato il ponte. Intanto i soldati portavano via tutte le mucche e i cavalli dalle stalle,ne facevano lunghe file che,guidate dagli uomini rastrellate per le strade,avrebbero dovuto oltrepassare il, Po.  Cominciavano foerse a disperare nella vittoria e rubavano tutto ciò che potevano. Sulla via Emilia e verso la stazione ferroviaria,sulla S.Carlo,esposero grandi cartelli per indicare ai soldati in ritirata la strada verso il Po: "nach dem Po". Un giorno verso le 17,venne in casa nostra un ufficiale delle S.S. accompagnato dalla guardia Giordani per chiedergli di trovargli un pianoforte. Io dissi subito gentilmente che non sapevo dove reperirlo;lui si arrabbiò e fece un brutto muso alla Hitler. Proprio in quel momento di agitazione si senti sotto il nostro portico un gran via vai e ordini scattanti.... Questo S.S. corse alla finestra ascoltò in silenzio per un attimo,sembrò spaventarsi e scappò. Sotto il portico passavano moltissimi tedeschi,laceri,sporchi, stanchi e sfiniti e risonavano il grido "Nach dem Po,schnell"(presto,verso il Po). Così fummo salvi anche per questa volta,noi e gli sfollati che se stavano il cantina zitti zitti e con tanta paura.  La nostra mamma era con loro e temeva tanto per me.Anche il Nando e Dori ed Elsa avevano tanta paura.Ricordo che Dori mi diceva: Mamma,mamma,non andare!.Ma ormai ero presa da qull'ingranaggio e non potevo ritirarmi,sopratutto se pensavo che potevo rendermi utile alla popolazione e al paese. In quei giorni i bombardamenti si facevano sempre più intensi,specialmente sul ponte del Sillaro che non voleva cedere,giorno e notte continui mitragliamenti a quota bassissima,bombe incendiarie. I bombardamenti,continuando anche fuori di  Castello,oggi hanno colpito ancora Bologna,l'Ospedale Maggiore; colpito anche la Gaiana e le nostre scuole.Bombe,sempre bombe,w allarme continuo.Dio mio,cosa succederà?! Hanno bombardato Imola con dani immensi.  L'areoplano Pippo,sempre sul paese e sulla via Emilia,è veramente insopportabile,snervante;un vero incubo! Poi un periodo di tregua,e nuovo cambio del Comando.Ma eravamo tutti sfiniti,non se ne poteva più...... A  reggere il Comando era venuto un certo Schanabel. Il dott.Pazzaglia mi convocò per il suo primo colloquio con nuovo comandante.Al primo incontro si stabilì fra noi una reciproca comprensione.Lui era un uomo dal viso aperto,buono.semplice,molto dimesso,anche nella divisa.Parliamo per circa due ore,nelle scuole Albertazzi era stato allestito un ospedale militare per i prigionieri feriti che venivano catturati nel sud (inglesi,americani,bianchi e neri) e per questo il paese era recintato con cavalli di Frisia e con guardie della Gendarmeria in tutti i crocicchi.Così Castello,per la presenza di quest'ospedale,divenne zona "bianca" e per un pò i bombardamenti rimasero confinati sulla via Emilia,in periferia.  Per entrare in paese,anche ai soldati tedeschi occorreva un permesso rilasciato dai loro superiori.Icommercianti erano obbligati a tenere aperti i negozi perchè,in caso di allarme,civili e soldati potessero rifugiarvisi. I soldati della periferia di Castello che alloggiavano a compagnie nelle case dei coloni,venivano a far spesa in paese e qui a volta c'era anche il cinema per loro. Purtroppo la sitazione diventava sempre più pericolosa.All'improvviso decisero di portare i prigionieri più a nord: vedevano questi poveri ragazzi,stipati in corriere e camion,passare per le vie del paese,li guardavamo con tanta malinconia:erano tutti fascisti,perchè feriti in modo più o  meno grave e noi non potevamo dir niente! Castello cessò di essere "zona bianca" i cavalli di Frisia vennero tolti e i soldati occupati all'ospedale vennero rimandati ai loro reparti.  Un giorno il comandante Schnabel chiamò il dott.Pazzaglia e me, e ci pregò di avvertire la popolazione che alle ore 11 tutti dovevano trovarsi nel cortile del municipio. Alle 11 eravamo lì in molti,e lui ci spiegò molto gentilmente,direi quasi paternamente, a quali pericoli andavamo incontro specialmente noi donne e bambini. Ci spiegò anche come dovevamo per salvarci.Disse che i soldati sbandati noin avrebbero dato pace nelle case. Aggiunse:Sentite,se di notte o durante il coprifuoco c'è pericolo,voi aprite le finestre,e tutti insieme urlate con tutta forza che avete,così io dal comune che non è lontano sentirò e farò in modo che non succeda nulla. Ed è stato veramente così. I nostri vicini però onon hanno avuto il coraggio di fare come aveva detto il comandante;io e il mio Nando sì.  Una brutta notte,stando come sempre in cantina,sentivamo dei rumori strani,come se qualcuno rompesse con il calcio dei fucili le serrande del nostro negozio; ed anche due portoni della casa di fronte,la casa dei signori Canè.Allora Nando ed io corremmo alla finestra,e li vedemmo un paio di soldati sbandati che volevano entrare a tutti i costi.Per fortuna i portoni erano robusti e non cedettero. Un soldato ubriaco teneva in mano una lampada a petrolio e faceva luce agli altri, e questo era un altro pericoloche si aggiungeva agli altri: se fosse arrivato in quel momento "Pippo"vedendo la luce della lampada avrebbe mitragliato e forse saremmo morti anche noi. Potevano anche incendiare! ... Poi abbiamo saputo che erano soldati che scappavano dal fronte della Futa ed erano in balia di sè stessi,ex galeotti che Hitler aveva prelevato dalle carceri (anche i soldati cominciavano a mancare!) e spediti al fronte della Futa dove i combattenti erano più violenti.Ma che facce veramente da assassini,mia cara Egle; a pensare ancora adesso al pericolo scampato con quella gente decisa a tutto,mio Dio,quanta paura !! Così visto il pericolo che correvamo ,noi due soli,ci siamo messi a urlare come matti dalla disperazione.Questi sbandati,vuoi per le nostre urla,vuoi perchè Schnabel aveva subito sguinzagliato i suoi uomini, se la dettero a gambe e sparirono.Si vede che Schnabel aveva già collaudato altre volte quel sistema per salvarci dai galeotti. Ci fu un momento di silenzio,ma noi restiamo ancora un pò alla finestra a scrutare,ben protetti,temendo un eventuale ritorno; ma poi tutto cessò e ci abbracciammo contenti piangendo. Poco dopo passarono dei camion e da questi si sentivano lamenti e anche grida e pianti.Erano civili che venivano portati via,li avevano presi durante la ritirata (c'erano anche donne).Arrivasrono dal fronte del Passo della Futa.Alcuni camion si fermarono in paese,i soldati entrarono nelle case con le forze del mitra e portavano fuori uomini,radio,biciclette...Questi povei uomini erano mezzi vestiti,ne ho visti tanti con le solo ciabatte:un vero strazio per tutti.Li misero tutti in fila proprio davanti a casa nostra,forse perchè questa era al centro del paese e davanti al municipio. Mentre succedeva tutto questo ,scesero all'improvviso tre "bengala" dalla parte del cimitero:una luce limpida illuminava tutta la zona fino al paese;subito arrivarono i bombardamenti,suonò l'allarme;mio Dio,che paura!!Colpirono le scuole poi Bologna e Granarolo. Tornò il silenzio,il buio e il coprifuoco.Poi anche la colonna di civili si mosse e andò verso il Borgo,oltre il Cassero. Intanto albeggiava.A un tratto sentiamo bussare al portone.Dalla finestra chiesi chi era,e vidi il comandante Schanebel con un soldato e una nostra guardia.Mi disse:Signora Colombo,la prego venga subito,c'e tanto bisogno di lei. In casa erano tutti preoccupati e la bambina si mise a piangere e supplicare "Mamma non andarci".Puoi bene immaginare, cara Egle.lo stato del mio animo e del mio cuore in quel momento.Davanti al municipio trovammo tre jeep con soldati al volante e persone civili:il dott.Pazzaglia il dott.Giovanni Gherardi,medico,il signor Facchini,altri impiegati del comune e la guardia. Il dott.Gherardi mi fece dire a Schnabel che nella notte quei deliquenti gli avevano rubato l'auto e Schnabel gli assicurò che l'avrebbe riavuta al più presto,e così fu veramente.Mi fecere sedere sulla prina jepp vicino all'autista e questi mi guardò con meraviglia quando gli dissi "buongiorno"nella sua lingua. Un ufficiale delle S.S. mai visto prima ci disse che per noi vi era un discorso all'ombrellificio Sassi. Pensa,Egle mia,che paura prese tutti quanti. Pensavamo che fosse una scusa per portarci oltre il Po. Strada facendo,l'autista,visto che mi poteva parlare nella sua lingua ,era diventato gentile.Il timore che ci portassero via si accrebbe quando vedemmo che invece di dirigersi verso il viale Roma per l'ombrellificio Sassi,si prese la strada S.Carlo che portava alla stazione ferroviaria.Ricordi che ci sei passata anche tu?Vi erano ancora,ben piantati,i cartelli che indicavano la via del Po. Intanto suonavano l'allarme e colpivano ancora Bologna e Imola. Nei fossi laterali della S.Carlo sedevano sfiniti,pieni di fango e bagnati fino al midollo,perchè pioveva di continuo,tanti soldati che facevano pena,ma anche paura. Le tre jeep,con tutti sopra, a un certo punto entrarono nel cancello della casa Stagni,e con nostro grande stupore vedemmo affacciati alle finestre tutti quei civili che nella notte erano stati rastrellati dalle loro casa.Erano disperati e con voce piena di paura mi gridavano: Signora Colombo,faccia tutto quello che può per noi;vogliamo scarpe e vestiti e vogliamo sapere dove siamo destinati. Intanto sopra il paese c'era ancora e sempre "Pippo" e lo sentivamo mitragliare a bassa quota verso la la ferrovia tanto vicina.Temevamo che colpisse anche li,dove eravamo,se avesse visto quel movimento. Cara sorella,non riuscirai mai ad immaginare quello che io e tutti noi abbiamo sentito in quel momento.Voltato l'angolo della casa e arrivati nel grande cortile,vedemmo tutt'intorno al pozzo tanti ufficiali della Gerdarmerie S.S. con pezzi di pane in mano che stavano mangiando.Avevano anche dei cani,bellissimi,ma che incutevano tanta paura. Avessi visto come si impennarono quando arrivammo noi. Io pensai in cuor mio:"Povere bestie,anche loro sono costrette a far del male e far paura alla gente come i soldati di Hitler". Alla mia macchina si avvicinò un soldato che subito riconobbi perchè aveva avuto anche lui il Comando in paese,ed era il Capitano Wolf,molto duro. Ci salutò militarmente ed io,sempre vicino al dott.Pazzaglia e al dott.Gherardi,gli domandai perchè eravamo lì,noi e quegli uomini nella casa.Mi fissò molto seriamente e disse:Mi dica,signora,lei conosce quelle persone là dentro? E sa lei se sono dei partigiani?Mio Dio,le gambe sembravano tradirmi e dissi fra me :"Signore Gesù,aiutami e aiutaci tutti!" E mi feci forza,mi voltai calma a guardare verso le finestre quei poveri uomini disperati;finsi di guardare a lungo,facendo ogni tanto qualche passo avanti,come per riconoscerli meglio,ma ti assicuro,cara Egle,che io non ho visto nemmeno una faccia:i miei occhi erano chiusi.Dopo un pò mi voltai verso il capitano e gli dissi:"Signor Capitano; le dò la mia parola d'onore che li non vi sono partigiani;io li conosco tutti da sempre" Lui stette mli un pò, immobile,girando nervosamente il pane fra le dita,mentre noi tutti ci sforzavamo di mantenere la massima calma in quel terribile silenzio.......... (tutti coloro che erano con me sulla jeep hanno confermato quanto avevo risposto io.) Tutto a un tratto disse "Ja, Frau Colombo,la ringrazio,ora può andare,ed anche i signori;come vede,è arrivato il nostro soldato interprete".Questo giovane lo conoscevo,parlava anche il dialetto bolognese come noi,poichè era studente in medicina all'Università di Bologna.Me lo aveva presentato Bernard in negozio. Sai cosa mi disse?"Signora, se me la vedo brutta,vengo da lei,così resterò a Bologna"..Lui non era nazista,per niente! Arrivato che fu questo interprete,dissi al capitano Wolf:Vuole essere così buono da spiegare cosa dire a quegli uomini chiusi là dentro e ai signori qui con me?.Rispose:Dica loro che guarderemo i loro documenti,poi torneremo a casa alle 11":E io: "E'la sua parola di ufficiale?" Rispose di sì,facendo un grande inchino e salutò tutti  militarmente.Io tremavo tutta,tanto più che mi prese un pauroso sospetto:se questo non mi avesse detto la verità,e se quei poveretti fossero stati deportati?.Sopra di noi sempre quel "Pippo" che minacciava di colpirci ad ogni istante;era insopportabile!Tornammo a casa tutti a piedi e con tanta paura addosso e senza più forza.Io quasi non mi reggevo più;il dott,Gherardi se ne accorse e mi prese a braccetto sostenendomi.E' stata una prova veramente durissima. Per la via S.Carlo c'erano ancora quei soldati nei fossi,tutti malconci e che ci guardavano male.
Intanto il coprifuoco era cessato e giunti che fummo all'H0tel Corona trovammo una gran folla di donne,mamme,mogli e sorelle che ci fecero tanta pena.Avevamo fagotti con scarpe e vestiti,coperte e cibi per i loro cari.Cercammo di tranquilizzarle comunicando loro quanti ci aveva assicurato il comandante Wolf:alle 11 sarebbero tutti tornati a casa.Ma ripensai ancora:e se poi quello mi avesse mentito? In fondo al cuore sentii uno strazio che non ti dico! Il medico ed io arrivammo al municipio più morti che vivi. Per fortuna,alle 11 circa,quegli uomini arrivarono veramente tutti a casa,e la gente era fuori a riceverli. Ho pianto tanto per l'emozione, e per quello che avevo dovuto dire con il timore che non fosse stato vero!  Il comandante Schnabel ci venne incontro e disse che li avevano liberati perchè erano destinati oltre Po per la resistenza,ma che non avrebbero fatto in tempo ad arrivare fin là data la veloce avanzata degli Alleati,già molto vicini,e a causa delle strade già tutte sotto il controllo della loro aviazione. Sgancio di bombe sul ponte di Pellecano,e durante la notte ancora bombe su Bologna. 9 apparecchi hanno sganciato contemporaneamente a due riprese sulla ferrovia con due tremendi boati. Sai,Egle,perchè oggi ho tanto sofferto? Pensavo a quel giorno in cui mi chiamarono per quegli uomini rastrellati;perchè il capitano aveva chiesto a me personalmente (e non ai reggenti del comune) se quei uomini erano o no dei partigiani. Era una grande responsabilità che poteva avere anche conseguenze gravi pe me. Non era vero che li conoscevo tutti poichè fra di loro c'erano anche degli sfollati di Bologna.Se avessero scoperto la mia bugia!Meglio non pensarci.Verso le 12 quie soldati che erano nei fossi lungo la San Carlo giravano liberi in paese,bussando alle porteper chiede un pò di cibo: erano affamati,non avevano più il rancio da vari giorni. Come uomini ,facevano tanta pena,così ridotti dalla guerra;come nazisti,però,no,poichè portavano tanto male in tutto il mondo. Si poteva dare poco perchè il cibo era scarso per tutti.Gli sfollati nelle case davano,perchè era cosa umana.Avevamo messo insieme un pò di farina e le sfollate ne facevano delle piadine cotte sulla stufa e ne davano con una mela a ciascuno dino ad esaurimento.Questi poveri resti umani,quasi irriconoscibili,ringraziavano veramente di cuore,chè per quel giorno avevano potuto mangiare.Non avrei mai pensato di vedere e di fare cose simili.Se quelli che vogliono la guerra avessere prima patito la fame anche loro,forse non sarebbero arrivati al punto di rovinare il mondo. E Pippo gira sempre e vede tutto! L'allarme è stato dato oggi con le campane,dato che è mancata la luce.Che brivido!  Passaggio di grandi formazioni di bombardieri diretti a Bologna che hanno ancora sconquassato molto. Numerosi allarmi e passaggio di una trentina di bombardieri;colpita ancora Bologna per la ventesima volta.Notte e giorno,allarme  esorvolo di apparecchi.Si combatte accanitamnete sulla Futa e a Rimini.Noi vediamo questi stormi lassù nel cielo,lucidi,belli,sembrano d'argento;e pensiamo che portano lutti e rovine. Dei nostri cari di Rimini,da tempo non sappiamo più niente.